Levanto

4 Passi per Levanto

Forse non tutti sanno che è possibile visitare a piedi tutti i principali monumenti di Levanto, percorrendo un piacevole itinerario che si snoda tra vestigia antiche, scorci caratteristici e natura mediterranea. Partendo dalla passeggiata a mare "della Pietra" una ripida scalinata conduce alla collina su cui sorge l'antico Castello. Da qui si scende per viottoli stretti tra case fiorite costeggiando un tratto delle Mura medioevali, per giungere alla bella chiesa di Sant'Andrea. Scendendo ancora lungo Via Emanuele Toso si arriva a tagliare l'antica Darsena, un tempo approdo portuale e centro commerciale del paese. Attraversata Piazza del Popolo ci si trova di fronte alla famosa Loggia medioevale. Poco più in là a destra della Loggia l'Ospitalia del mare presso cui si trova la Mostra Permanente della Cultura Materiale. A destra della Loggia si sale, lungo il tipico acciottolato di via S. Giacomo, alla collina della Costa, il nucleo più antico del paese, dove sorgono l'oratorio di San Giacomo e la semidiruta chiesa di S. Maria della Costa. Ora il percorso scende tra le case per sfociare in Via Guani, l'antica Via dei Forni ora lastricata a nuovo e prosegue tra i settecenteschi palazzi signorili di Via Garibaldi. A metà via si può svoltare a sinistra, imboccando Via Saragoni, per vedere l'ex Monastero delle Clarisse. Bisogna poi tornare sui propri passi e terminare Via Garibaldi per imboccare la Scalinata S. Francesco, che tra orti e ulivi conduce fuori dal nucleo abitato fino al convento e alla chiesa della SS. Annunziata, dove termina il nostro percorso. Ma, agli amanti delle passeggiate o a chi ha l'auto a disposizione, consigliamo di non perdere la visita delle frazioni di Lavaggiorosso, Dosso, Montale, Legnaro e Chiesanuova, poste a corona sulle alture intorno a Levanto. Sul promontorio del Mesco, in posizione suggestiva lungo lo splendido sentiero che collega Levanto a Monterosso (la prima delle Cinque Terre), sorgono resti dell'eremo di Sant'Antonio del Mesco.

Castello

Il Castello

Costruito probabilmente dai Malaspina, è citato a partire dal 1165. Più volte restaurato, presenta le strutture murarie intatte ed una grande torre circolare che difende il borgo da mezzogiorno. Alienato nel corso del XIX secolo, è attualmente abitazione privata. Profondamente trasformato al suo interno, conserva ancora una sovrapporta in ardesia raffigurante l'Annunciazione, attribuita ad uno scultore lombardo-ligure del XV secolo.

Mura

Il Passato Medioevale

Le mura di Levanto, in gran parte conservate nella loro struttura originaria, risalgono al 1265. Subirono nel tempo successivi rifacimenti, il più importante dei quali è della metà del XVI secolo. Lungo il perimetro si aprivano le porte di accesso all'abitato, in seguito abbattute (è conservata solo la porta del Fossato o dell'Acqua, verso la località di Prealba). Nel suo punto più elevato le mura comprendono la torre dell'orologio, a pianta cilindrica. Di recente restauro è il tratto di mura che da qui parte e giunge fino al palazzo Da Passano.

San Andrea

San Andrea

Iniziata nel 1222, la chiesa è stata ampliata alla metà del '400. L'attuale aspetto si deve ai lavori di restauro compiuti tra la fine del secolo scorso e l'inizio del '900. La facciata è a fasce alterne di marmo bianco di Carrara e serpentino verde locale (sono di restauro le bifore, il rosone e le lapidi). Il portale, ad arco acuto, presenta nella lunetta una affresco quattrocentesco di scuola piemontese (Madonna con Gesù Bambino in trono tra sant'Andrea e san Giovanni Evangelista). L'interno è a cinque navate, con colonne bicrome e pilastri in serpentino (i capitelli delle colonne sono di restauro). Vi si conservano alcuni dipinti di notevole pregio (Madonna con bambino, S. Bartolomeo e S. Bernardo recentemente restaurato ed attribuito ad Antonio da Carpena detto il Carpenino (sec. XVI), L'adorazione dei magi attribuita ad Andrea Semino (sec. XVI), il Transito di san Giuseppe (XVI-XVII sec.) e La gloria di sant'Andrea di Paolo Gerolamo Brusco (sec. XVIII). Di estremo interesse sono due piccole tele di Carlo Braccesco, attualmente in deposito presso la Soprintendenza di Genova, che costituiscono parte di un grande dossale andato disperso ed eseguito tra il 1493 e il 1494 espressamente come pala d'altare per questa chiesa. Sono inoltre da ricordare un crocifisso ligneo del XV secolo, di provenienza incerta, trovato sulla spiaggia della Vallesanta dopo una tempesta, un calice di scuola parigina che secondo la tradizione venne donato a Gioacchino da Passano da Enrico VIII d'Inghilterra, ed un ostensorio a tempietto gotico di scuola lombarda, entrambi della prima metà del XVI sec.

Cultura

Mostra Permanente della Cultura Materiale

La Mostra Permanente della Cultura Materiale, aperta nel 1981, raccoglie circa 300 oggetti relativi alla tradizione contadina del territorio levantese e del suo comprensorio. L'esposizione è articolata per cicli (strumenti generici di lavoro, vite e vino, mulini e frantoi, allevamento, struttura della casa e arredo domestico, giochi infantili e feste popolari). Vi si trova annessa un piccola biblioteca con pubblicazioni di carattere etnografico e di storia del territorio levantese.

Caruggi

Via Emanuele Toso

La via corrisponde all'antico carrubeo recto e costituiva il principale asse viario del borgo antico che collegava la chiesa di sant'Andrea con la piazza della loggia. Vi si trovano alcuni interessanti edifici di origine medievale (casa Restani, che conserva al piano terreno l'originaria struttura trecentesca e, poco oltre, una casa con archetti pensili in serpentinite verde). La strada oggi è intitolata a don Emanuele Toso, parroco di Lavaggiorosso, fucilato dagli alpini della divisione Monterosa della Repubblica Sociale Italiana il 12 agosto 1944.

Darsena

Darsena

La zona adiacente alla loggia, le attuali via della Compera, via Molinelli e vico dei Finollo rappresentavano la darsena di Levanto, un vasto complesso di magazzini (al momento ne sono stati identificati 11 per una superficie totale di circa 4000 mq.) che erano in funzione del porto-canale ubicato allo sbocco a mare del torrente Cantarana. Tale approdo, attivo dal basso medioevo fino all'inizio del XVI secolo, era un importante punto di scambio delle merci destinate alla val di Vara ed al retrostante territorio parmense e piacentino. Di tale struttura rimangono oggi parecchi ruderi inglobati nei muri perimetrali delle successive costruzioni (soprattutto archi in serpentino locale, alcuni dei quali di notevoli dimensioni) .

Loggia

La Loggia Medioevale

La loggia di Levanto, citata dalla fine del XIII secolo, all'inizio del '500 è stata ricostruita utilizzando probabilmente materiali della fabbica primitiva. Strutturata in un unico grande ambiente con colonne ed archi a tutto sesto sul prospetto, aveva in origine funzione mercantile collegata alla presenza dell'antistante porto canale e, fino al sec. XVIII, conservava al suo interno l'archivio del comune. Su una parete interna è stata recentemente scoperta una Annunciazione, attribuita ad un pittore ligure-piemontese dell'inizio del XV secolo.

S. Giacomo

Oratorio di San Giacomo

L'oratorio di san Giacomo, sede dell'omonima confraternita religiosa ricordata a partire dal 1409, nelle sue forme attuali risale alla fine del XVI secolo. Sopra l'ingresso si conserva un pregevolissimo bassorilievo di scuola lombarda della prima metà del XV secolo, proveniente dal precedente oratorio demolito dopo il 1584. L'interno presenta una unica spaziosa navata, con eleganti stalli lignei e crocefissi processionali. Sopra il portale d'ingresso si trova un organo meccanico costruito da Giosuè Agati del 1827 e restaurato nel 1976.

Via Guani

Il Cuore del Borgo

Anticamente era la via delle Botteghe ed in epoca successiva la via dei Forni. Il suo asse viario è lo sviluppo verso ovest del borgo antico: le costruzioni, di origine medievale, sono disposte a schiera continua secondo uno schema edilizio caratteristico di molti borghi liguri. Vi si trovano alcuni edifici storici (la casa del podestà, alcuni palazzi con atrio e decorazioni interne in ardesia e, al n. 37, il cosiddetto Palazzo delle Sirene, che rappresenta il più interessante esempio di abitazione signorile levantese, databile alla metà del sec. XVIII). Verso il Borgo Nuovo (attuale via Garibaldi) la strada era chiusa dalla porta di san Cristoforo, in corrispondenza della quale terminava la cinta muraria medievale (sono ancora visibili le torri di difesa trasformate successivamente in abitazioni private).

Via Garibaldi

Via Garibaldi

La via, delimitata da una serie di palazzi sei-settecenteschi, rappresenta la seconda fase di sviluppo del borgo di Levanto. Esso sorse alla fine del medioevo, in una zona frequentemente soggetta alle piene dei torrenti Terraro e Gavazzo (documentate fin dal 1568; le più recenti si sono verificate nel 1948 e nel 1981), da cui il nome locale di Borgo dello Stagno. Al suo inizio, sull'edificio posto all'angolo con via Vinzoni, si conservano una serie di caricature a monocromo di un ignoto pittore attivo tra la fine del '400 e l'inizio del '500, che costituiscono uno dei rari esempi di tale tipo di decorazione presente ancora in Liguria. All'altra estremità della via, contigua al seicentesco palazzo Merani, si trova la porta di san Martino (ricostruita nella seconda metà del XVI sec. e recentemente restaurata) oltre la quale iniziava la via dei monti.

Monastero

Monastero delle Clarisse

niziato nel 16O5 dal levantese Cesare Zattara, che risiedeva a Napoli, il vasto complesso doveva ospitare un convento di clausura intitolato a santa Chiara. La costruzione, per il gravoso impegno finanziario, proseguì molto lentamente, tanto che le prime monache vi entrarono solo nel 1688. La prima parte ad essere ultimata fu la chiesa della SS. Trinità (attuale oratorio di san Rocco), mentre la Comunità di Levanto, subentrata per donazione alla famiglia del fondatore, pur impegnandovi notevoli capitali, non riuscì mai a portare a termine l'intero edificio (è infatti rimasto privo dell'ala sud, chiusa anticamente da un alto muro di cinta prospiciente la spiaggia del borgo). Dopo la confisca delle proprietà ecclesiastiche operate in epoca napoleonica, il complesso subì vari passaggi di proprietà fino a tornare nuovamente al Comune alla metà del secolo scorso. In esso si trovano oggi gli uffici del Comune, la Biblioteca Civica, la Comunità Montana della Riviera Spezzina, lo I.A.T., il Polo Informativo del Parco delle Cinque Terre e la filiale di una banca.

Convento

Convento e chiesa della SS. Annunziata

l complesso, iniziato nel 1449, fu progressivamente ampliato e compiuto all'inizio del '600, dopo che un crollo aveva distrutto nel 1613 una parte della chiesa. Essa è a tre navate, essenziale nelle forme sobrie tipiche degli ordini conventuali mendicanti. Il portale, originale, è sormontato da un bel bassorilievo in marmo di scuola ligure del XV secolo. All'interno si conservano alcuni notevoli opere (San Giorgio che uccide il drago, dipinto su tavola del pavese Pier Francesco Sacchi dell'inizio del XVI sec., Miracolo di san Diego, tela di Bernardo Strozzi della metà del XVII sec., una lastra in marmo del XV secolo raffigurante la gloria di san Bernardino da Siena, e tre tondi serravolta della originaria chiesa quattrocentesca). Nell'ex refettorio del convento è visibile la Cena di Emmaus di Giovanni Battista Casoni, firmata e datata 1641. Nella volta dello stesso locale i recenti restauri hanno portato alla luce quattro tondi affrescati con coppie di santi attribuiti a Michele da Levanto (inizio del XVI secolo), autore di codici miniati conservati in Liguria e al Castello Sforzesco di Milano.

Lavaggiorosso

Lavaggiorosso

Il borgo presenta una caratteristica forma raggruppata, disposto a cerchi concentrici lungo le fasce di livello della collina, con le costruzioni addossate una all'altra e divise da stretti vicoli spesso raccordati con archi e volte in pietra. All'interno del tessuto urbano sono visibili notevoli tracce di un passato un tempo cospicuo, documentato tra l'altro da un edificio del XIII-XIV secolo posto nella parte alta del carruggio centrale, che presenta un doppio portale ad arco ribassato in conci di serpentino verde lavorati con estrema perizia. Le prime notizie della chiesa (dedicata a san Sebastiano) risalgono al XIII secolo, ma l'attuale edificio è dell'inizio del '600, ampliato con l'abside datata 1774.

Dosso

Dosso

Dosso è una delle ventidue frazioni del comune di Levanto, posta nella parte occidentale della vallata. Il nucleo è situato ad una altezza di 230 m. s.l.m. ed è raggiungibile da una carrozzabile che, partendo dal convento dell'Annunziata, tocca le frazioni di Lizza, Lavaggiorosso e Groppo per poi raccordarsi con lo svincolo autostradale della A 15 Genova-Livorno. L'origine del borgo non è nota, ma è probabilmente da porsi nel basso medioevo. Il nome è documentato per la prima volta nel 1389, anno nel quale il Consiglio e Borgo e Valle di Levanto procede all'integrazione di alcuni capitoli degli Statuti approvati nel 1377. In tale occasione Paxino di Dosso risulta come rappresentante del borgo nell'organo di governo della podesteria. Il nome dell'abitato è scritto dapprima nella forma latina Doceo, per poi diventare Dosso alla fine del XVI sec. Nel 1535 si ha notizia che la frazione contava una settantina di abitanti. Il significato del nome è da mettersi in relazione con la sua posizione, nel senso di 'abitato posto sul dosso del monte'. Si tratta pertanto di un toponimo di origine geomorfologica. Nel complesso Dosso di presenta come un piccolo borgo raggruppato, con la maggior parte degli edifici affiancati l'uno all'altro. Le costruzioni sono generalmente a due piani, in pietra lavorata, oggi coperta quasi sempre da intonaco, sotto il quale si intravvede tuttavia l'originaria tessitura in conci squadrati con cantonali accuratamente lavorati. Sono presenti elementi strutturali di un certo interesse, quali archi in muratura e in cotto, portali in pietra e in ardesia, fineste con architrave in pietra o con archi a tutto sesto (tutti questi elementi sono databili tra la fine del XVI e l'inizio del XIX secolo). Alcune delle costruzioni presentano inoltre elementi caratteristici, quali un'aia pensile in pietra a spacco con imposta della volta in mattoni databile all'inizio del XVII secolo, oppure un atrio interno di accesso all'abitazione con colonnina caposcala in marmo. Tale soluzione architettonica richiama analoghe tipologie presenti a Levanto in via Guani e via Garibaldi, a loro volta mutuate da edifici di ambito cittadino, probabilmente introdotte nel borgo dalle numerose famiglie levantesi che in Genova avevano ampi interessi commerciali. Il piccolo oratorio di Dosso, intitolato a S. Giovanni Evangelista, ricade sotto la giurisdizione ecclesiastica della Pieve di Montale. Vi si conserva una Annunciazione in ardesia di particolare pregio per la sua elegantissima fattura. Essa è stata recentemente attribuita alla bottega di Pace Gaggini, del quale si hanno notizie dal 1470 al 1525. Non è nota la collocazione primaria dell'opera, ma è molto probabile che essa in origine fosse la lunetta di un portale di in un edificio sacro di Levanto.

Montale

Montale

La frazione di Montale corrisponde all'antica Ceula, già ricordata in epoca altomedievale. La chiesa di san Siro, probabilmente dell'XI secolo, è stata pesantemente modificata nel '700. Grazie ai restauri degli anni '50, oggi sono chiaramente leggibili le due fasi della costruzione: la parte medievale, severa e spoglia, a tre navate divise da archi a tutto sesto con colonne in pietra prive di capitelli e tetto a capriate, e quella barocca che ha interessato la parte absidale. La chiesa conserva interessanti opere d'arte (due tele di scuola genovese: Pietà con i santi Michele Arcangelo e Rocco, datata 1620, di Gioacchino Assereto, Madonna in trono con Gesù Bambino e due santi di Orazio De Ferrari; Madonna lignea della bottega di Anton Maria Maragliano del XVIII sec., e calice di argento dorato di origine genovese della seconda metà del sec. XV). La torre campanaria, che risale probabilmente all'epoca carolingia, aveva in origine la funzione di torre di avvistamento, dal momento che il mare entrava molto profondamente nel golfo di Levanto, fino a lambire quasi la collina di Montale.

Legnaro

Legnaro

E' un borgo di forma raggruppata, costituito da tre nuclei contigui. La chiesa, dedicata a san Pietro e documentata a partire dal 1235, è stata modificata nel 1482, come ricorda una lapide posta sulla facciata. All'interno si conservano due dipinti su tavola: una Madonna delle Grazie, recentemente restaurata e attribuita al Maestro di Legnaro (XV sec.), e un S. Antonio Abate, Santa Lucia ed un Santo Vescovo (XVI sec).

Chiesanuova

Chiesanuova

La frazione di Chiesanuova costituisce un interessante esempio di borgo lineare strutturato in doppia fila di case a schiera disposte lungo il crinale della collina. Il toponimo è probabilmente da riferirsi al rifacimento della parrocchiale intitolata a san Nicolò, la cui struttura originaria risale all'XI secolo. All'interno dell'edificio vi sono tracce di affreschi del XV secolo. Nel vicino oratorio di san Giovanni Evangelista si conserva un dipinto su tavola del XVI sec. con i santi Sebastiano, Giovanni Evangelista e Rocco. Nel borgo di trovano alcuni edifici tipici dell'architettura rurale ligure che conservano tracce delle più antiche strutture, quali i portali in pietra dei secc. XIV e XV. Nel borgo si indica ancora una casa nella quale, secondo la tradizione, vi sarebbe stato il lazzaretto durante la peste del 1656.

S. Antonio

S. Antonio del Mesco

I ruderi di questa piccola chiesa e dell'annesso romitorio dedicati a sant'Antonio Abate si trovano sulla sommità del promontorio del Mesco, da dove lo sguardo può spaziare verso l'isola Palmaria ed il promontorio di Portofino. La prima notizia del complesso è del 1380, ma la sua origine è più antica. Esso è costituito da due distinti edifici: il primo del sec. XI, in pietra accuratamente lavorata, ed il secondo del sec. XV. Della chiesa più antica, di piccole dimensioni, restano un muro perimetrale, l'abside ed una parte della volta. Accanto sopravvivono i pochi ruderi del convento che venne abbandonato nel 1610, quando i religiosi si trasferirono nella nuova sede di Levanto (monastero dei padri Agostiniani, attuale casa di riposo comunale). La pregevole statua lignea di sant' Antonio Abate (sec. XV) venne nell'occasione trasportata a Monterosso ed è tuttora custodita nell'oratorio Mortis et Orationis.

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